Le motociclette Cafe Racer: una panoramica

Il termine “Café racer” nasce negli anni ’60 in Inghilterra, per indicare particolari motociclette guidate dai ragazzi dell’epoca e parcheggiate davanti ai locali pubblici frequentati da questi. Oltre a mostrare degli accessori sui generis, le cafe car erano anche rimaneggiate in alcune parti della struttura originaria della moto. I cafè erano i luoghi di ritrovo di questi corridori (racer), inoltre spesso le corse iniziavano proprio da un cafè per finire ad un altro. Il primo di questi locali fu il 59 Club, mentre il più famoso è l’Ace Cafe. La motocicletta era l’espressione della cultura rock, da cui nacquero gare clandestine su moto pesantemente modificate a livello estetico. Oggi per Café racer si intende una motocicletta dall’aspetto sportivo, spesso in stile rétro, strutturalmente e meccanicamente comparabile ad una motocicletta di serie.

Gli interventi più diffusi non sono particolarmente complessi; si va dalla sostituzione o rimozione del filtro d’aria all’installazione di un carburatore maggiorato. Si parla di una moto “non stock”, che presenta delle radicali modifiche rispetto alle sue sembianze originali. A livello tecnico le elaborazioni sono molto semplici, come la sostituzione dei filtri dell’aria con eguali più porosi, o addirittura la loro rimozione, e l’installazione di carburatori maggiorati. Anche a livello costruttivo le parti interessate sono il terminale di scarico (sostituito con uno in stile “race” dell’epoca), i carburatori (maggiorati), le sospensioni,  il telaio (adattato all’occorrenza), ecc.

Si tratta di modifiche decisamente meno sostanziali, ma che in ogni caso contribuiscono a dare vita a una moto esteticamente vintage, ma comunque performante. Possono trovarle nei listini del nuovo, costruirsele da soli, oppure orientarsi alla caccia di classici di trent’anni fa. Vista la grande popolarità raggiunta nel corso degli anni dalle café racer, alcune famose case motociclistiche, a partire dagli anni ottanta, hanno avviato una produzione di modelli così denominati. Presentavano, come tradizione voleva, un’estetica sportiva ma allo stesso tempo appariscente.

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